“Tutto può essere tolto ad un uomo ad eccezione di una cosa: l’ultima delle libertà umane – poter scegliere il proprio atteggiamento in ogni determinata situazione, anche se solo per pochi secondi.” (V. Frankl)

L’immagine in evidenza dell’articolo e la citazione, scelte con la solita cura, esprimono già chiaramente il momento della mia vita che sto vivendo.

Balance – life – work

Equilibrio – vita – lavoro

E quante altre possibili direzioni ancora.

Qualunque cosa di preciso intendiamo per equilibrio (a me viene in mente, già solo per citarne uno, l’equilibrio mente-corpo), qualunque cosa di preciso intendiamo per vita (presente, futuro?), qualunque cosa di preciso intendiamo per lavoro (quale carriera?), equilibrio, vita e lavoro sono tre fondamentali che sembrano andare in direzioni diverse, o forse esprimono solo la difficoltà di tenerle a conto tutte e tre concretamente quando si prende una strada o di soddisfarle tutte.

Il tutto condito da uno sfondo di cielo e nuvole, di astratto. Ma sempre sereno e rassicurante almeno!

La citazione esistenzialista di Frankl, invece, mi ha particolarmente colpito perché è quello di cui avrei bisogno al momento o meglio quello di cui mi sto armando a palate, ovvero la libertà di scegliere il mio atteggiamento (almeno per pochi secondi!!) di fronte alla mia situazione e alle reazioni degli altri.

Infatti, ultimamente mi è capitato più volte parlando con amici e colleghi di esprimermi liberamente su dove mi trovo al momento e sulle scelte che devo prendere, considerandole sempre e comunque mie decisioni.

Ed ecco invece che i commenti si sprecano.

Ognuno d’improvviso, dal parente all’amico, dal vicino di casa al collega, dalla parrucchiera al postino, diventa il massimo esperto della mia vita: sì ma sarebbe meglio se facessi.., mi sembra il momento di.., hai le occasioni perché non sfruttarle..

O anche più perentori come: è arrivato il momento di fare questo, ti vedo a fare quello, devi muoverti così, devi vivere là, perché non prima (senza veramente voler sentire la risposta)..

E la fiera dell’ovvio continuerebbe ancora un po’.

Tutti sono diventati molto comicamente massimi esperti della mia materia e dei miei bisogni attuali, nonché della mia vita e della mia scelta, anche le persone più inaspettate. La cosa divertente è che esprimono liberamente la loro opinione in proposito anche coloro che sanno poco o niente del mio lavoro attuale e che non si preoccupano di farmi domande per capire meglio. Io sono la prima a fare fatica a capire i miei bisogni, beati gli altri che me li leggono in faccia e non hanno bisogno di chiedermi cosa ne penso.

Sempre semplice esprimere giudizi affrettati, ma poi la conseguenza di quella scelta chi se la smazza? Ovviamente la diretta interessata, perché poi chi tanto saggiamente e velocemente ti ha visto in tal veste, altrettanto velocemente in tempo zero sarà sparito dalla tua vita e nemmeno avrà il tempo di vedere se quel ruolo veramente ti calzava, sempre che si ricordi di averti visto lì o troverà un altro modo per fare aria alla bocca.

Per vedere il lato positivo della faccenda al di là delle prime reazioni di totale disagio, ormai sto cercando di scegliere il mio atteggiamento nei confronti di queste risposte, prendendomi la responsabilità della mia sincerità nella risposta alla domanda “come stai?”, “come te la passi?”, invece di un comodo “bene bene grazie”, perché in effetti la gente veramente non vuole sentire la risposta.

E tutto sommato osservare la mia reazione a dove gli altri mi posizionano ed effettivamente figurarmi, prima in quel ruolo, poi in quell’altro, dove gli altri gentilmente mi vedono, mi aiuta a capire se in effetti io stessa mi ci troverei e a chiarire un po’ di nuvole nel mare magnum di possibilità.

Quindi, per concludere, non tutto il male viene per nuocere. A volte anche i giudizi altrui, molto esperti della tua vita (chissà poi se si indaga sulla loro), se presi con il giusto atteggiamento e senza troppa autocommiserazione, possono, se non altro, gettare un seme, poi cosa nascerà è affar mio.

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