“Home is a concept, not a place; it is a state of mind where self-definition starts.” (Giammatti)

“Così. . . .

Scopri chi sei, e sii cio’ che sei.

Decidi che cosa viene prima, e scegli farlo.

Scopri i tuoi punti di forza, usali e dai loro spazio.

Impara a non competere con gli altri,

perché nessun altro è in gara con te.

Allora avrai:

Imparato ad accettare la tua unicità.

Imparato a definire le priorità e prendere decisioni.

Imparato a convivere con i tuoi limiti.

Imparato a darti il rispetto che ti è dovuto.

E avrai una vita più entusiasmante e vitale.”

Stephen Littleword

Non ho parole per descrivere questa poesia. Solo proviamoci ogni giorno.

3 pensieri su ““Home is a concept, not a place; it is a state of mind where self-definition starts.” (Giammatti)

  1. Operazione quanto mai complessa attuare i dettami di questa poesia, di certo affascinante. Posso solo dire che a distanza di oltre 35 sono ancora dietro a “IF” di Joseph Rudyard Kipling e non sono neppure a metà dell’opera… Si, proviamoci ogni giorno.

    Piace a 1 persona

    1. Grazie ancora di essere passato, come sempre molto apprezzato 🙂 grazie dello stimolo della poesia IF , non la conoscevo! In particolare mi ha impressionato la parte in cui dice di sognare ma di non lasciare che i sogni di governino e di pensare ma non lasciare che i pensieri siano il tuo scopo. Molto difficile per me restare con i piedi per terra. Grazie per la riflessione, molto interessante!! E si, proviamoci 😉
      Ps. Pubblico nel prossimo commento la poesia che hai suggerito per farla apprezzare anche dagli altri followers

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    2. IF Kipling.

      (Se volete una traduzione commentate sotto e provo a tradurla per voi)

      If you can keep your head when all about you
      Are losing theirs and blaming it on you,
      If you can trust yourself when all men doubt you,
      But make allowance for their doubting too;
      If you can wait and not be tired by waiting,
      Or being lied about, don’t deal in lies,
      Or being hated, don’t give way to hating,
      And yet don’t look too good, nor talk too wise:

      If you can dream—and not make dreams your master;
      If you can think—and not make thoughts your aim;
      If you can meet with Triumph and Disaster
      And treat those two impostors just the same;
      If you can bear to hear the truth you’ve spoken
      Twisted by knaves to make a trap for fools,
      Or watch the things you gave your life to, broken,
      And stoop and build ’em up with worn-out tools:

      If you can make one heap of all your winnings
      And risk it on one turn of pitch-and-toss,
      And lose, and start again at your beginnings
      And never breathe a word about your loss;
      If you can force your heart and nerve and sinew
      To serve your turn long after they are gone,
      And so hold on when there is nothing in you
      Except the Will which says to them: ‘Hold on!’

      If you can talk with crowds and keep your virtue,
      Or walk with Kings—nor lose the common touch,
      If neither foes nor loving friends can hurt you,
      If all men count with you, but none too much;
      If you can fill the unforgiving minute
      With sixty seconds’ worth of distance run,
      Yours is the Earth and everything that’s in it,
      And—which is more—you’ll be a Man, my son!

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