Una settimana da editor

Una settimana da editor.

Un po’ prosaico (in realtà sono state due settimane), ma mi piaceva come titolo, più evocativo.

Tra i miei lavoretti da libero professionista neo laureato, mi è capitato tra le mani un lavoro di revisione di una tesi di laurea triennale, diciamo da editor/correttore di bozze.

In realtà non mi è capitato tra le mani. Mia sorella, editor di professione, ha messo questo lavoro tra le mie mani.

Non senza perplessità iniziali mi ci sono cimentata, alla fine se sono veramente psicologaxsbaglio dovrò pur capire da che lato girarmi..!

Problemi iniziali: come gestire la retribuzione e il lavoro a casa o insieme (conteggio di ore compreso), definizione delle mansioni e della collaborazione.

Problemi in corso: gli stessi dell’inizio!!!! Diciamo che la mia previsione è stata veritiera. In quanto prima esperienza è andata ancora bene, pur avendo definito con elasticità mansioni e retribuzione, non sono stata sufficientemente chiara e ferma su ciò che avrei potuto fare e come, quindi ci sono volute un po’ di insistenze in itinere per ottenere quello che mi era dovuto. Altri problemi sono sorti sulla grammatica e l’ortografia, soprattutto in dettagli prima impensati.

Esperienza di lavoro: il lavoro da editor nasconde le sue difficoltà, all’inizio un po’ sottovalutate.. Ok, so l’italiano, vado liscia. Invece ogni virgola, virgoletta, parentesi va ponderata e mantenuta coerente per tutte le 60 pagine o più che siano. Ogni preposizione perde la sua ovvietà d’uso (ed io ancora non mi sono occupata di nulla rispetto a quello che chiede il lavoro!). Da non sottovalutare anche l’interazione con il richiedente che ok ti sbologna il lavoro, ma ha le sue esigenze ben precise e ha sempre l’ultima parola. Non è per niente un lavoro solitario.

Problemi finali: a lavoro ultimato ho ricevuto un messaggio che la tesi è piena già dalle prime pagine di piccoli errori ortografici e mancano le note. Mi sono sentita morire. Certo, mi è stato richiesto di lavorarci un certo ammontare di ore per risistemare l’intero testo (63 pagine più indice, dediche, ringraziamenti, bibliografia e sitografia compresi), dargli una forma, una struttura e un’omogeneità. Ero perfettamente consapevole che in quelle ore non avrei potuto fare un controllo ortografico e che nell’insieme delle correzioni, soprattutto online e senza un controllo globale, non potevano non essercene. Comunque mi sono soffermata più sui dettagli… Mi sono resa conto di non essere capace di fare un buon lavoro, ma alla grossa.

Commentando tale esperienza ho imparato a mie spese molto. In primis l’importanza di un contratto iniziale, non per forza uno scritto, ma un accordo ben definito. Per questo ci vuole conoscenza del proprio lavoro, ma anche non nella completa conoscenza, decisione e chiarezza immediata. Ho imparato a non anticipare ore di lavoro che possono essere sminuite e andare via gratis. 

Sulla specifica professione direi che è molto affascinante, arricchente. Per me era diventata quasi una droga, pensavo a cosa dovevo ancora sistemare in ogni momento e volevo farlo subito. Poi per una precisina come me l’attenzione ai dettagli era d’obbligo, ma visto il limitato numero di ore che mi sono state richieste sarei dovuta stare più attenta a correzioni più evidenti e grossolane. Due pesi e due misure.

Ho dimostrato che tutto sommato si può, ho imparato tanto.

Direi che la settimana può rimanere tale. Ottimo esperimento, molto istruttivo, ma non fa per me. Rimango comunque incuriosita da questa professione che lascio molto volentieri a mia sorella 🙂

Diciamo che ogni lavoro, ogni cosa, da fuori può sembrare meglio della nostra, più adatta o meno complessa. Ma a dirla tutta ogni professione, ogni cosa, nasconde le sue complessità, le sue specificità, le sue parti franose, esattamente come la nostra.

Traendo le somme per ora mi tengo il mio lavoro, con le sue emotività e le sue particolarità, con il suo terreno franoso e conosciuto.

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