“Ama l’arte, fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno” (G. Flaubert)

Oggi sono andata a una conferenza di Massimo Recalcati, famoso psicanalista, sulla psicologia dell’arte.

Stamattina mia madre l’ha letto sul giornale e una volta appurato che a quell’ora non avevo impegni, ho deciso di andare.

Sala piena, arriva leggermente in ritardo, ma poi si riprende e non va oltre l’ora.

Dettagli a parte, mi piace Recalcati. Io non amo la psicanalisi, ma lui sa come prendere il pubblico, è moderno, ma non superficiale. A volte un po’ troppo fighetto. Tutto sommato apprezzo anche il suo essere commerciale. È una scelta la sua. 

Ha una voce e un modo che sa ipnotizzare. O almeno, ipnotizzarMi.

Conferenza bella e non scontata.

L’opera e la psicologia. Tema già di per sé affascinante.

Con il taglio di Recalcati ha preso una piega per niente scontata. Non il solito la biografia influenza l’opera, ma..

L’opera d’arte va considerata in sé in quanto tale. Ed è lei che influenza poi la biografia dell’artista, che lascia il segno nella vita dell’artista stesso che ha potuto esprimersi.

Recalcati parla di Joice, Flaubert, Van Gogh, Pollock, Celiberti, Tapies. E soprattutto delle loro vicende di vita dalle origini, dal non essere attesi dai loro genitori.

Io aggiungo la sublimazione di Freud. Il padre della psicanalisi è conosciuto quasi solo per il paradigma sessuale e per i sogni. Nella sua complessa teoria lui parla anche di sublimazione, in parole povere, della possibilità di trasferire il disagio psichico o interiore in un’attività altra come l’arte, in modo tale da mantenere la propria sanità mentale.

Gli artisti penso che siano persone più che onorevoli che provano come tutti noi un disagio, magari alcuni più grande, ma riescono a farlo sfociare in un’opera d’arte piuttosto che in una patologia.

La loro sensibilità gli permette in tutta naturalezza di esprimersi così, tanto da non credersi artisti, come Pollock e Freud stesso che si chiesero se erano impostori per le loro grandi scoperte oppure veramente luminari.

Ebbene, perché sempre voler ricondurre e ridurre l’arte alla mera biografia dell’autore? 

Essa si ne deriva, ma deriva ben più dall’inconscio e dal profondo dei nostri artisti e con l’inconscio e il sentimento va letta.

2 pensieri su ““Ama l’arte, fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno” (G. Flaubert)

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