“Continua a piantare i tuoi semi, perché non saprai mai quali cresceranno, forse lo faranno tutti.” (A. Einstein)

Dopo lo scivolone di mal tentata attualità, ritorno al mio canonico stile e vi esprimo i miei pensieri di oggi.

Qual è il confine tra una psicologa in erba e una fan delle cause perse?

Come ha saggiamente detto una mia neo collega e amica, prima scopriamo cosa vuol dire essere psicologa. Già.

Da poco laureata, appena abilitata, ancora non lavoro da psicologa vera e propria.

Aiuto bambini e ragazzini a fare i compiti sia a casa sia come volontaria in un centro e noto che la mentalità da psicologa ormai si è formata in me (o c’è sempre stata?). Zan-zan.

Ma è giusto voler intervenire come psicologa se il mio aiuto in questa veste non è richiesto?

Risposta razionale : ovviamente no.

Risposta reale : come cavolo faccio?!? Vedo il problema ma non ho lo status per intervenire e non mi ascoltano. Con un goccio di senso di colpa perché sento che vorrei è dovrei fare qualcosa in quanto vedo dei problemi.

Come spesso mi succede, mi è capitato di avere a che fare con una sorta di caso, la madre (ebbene sì, penso sia lei ad aver bisogno di me) di un figlio unico di prima media, non troppo sveglio, svogliato, ma ordinato e autonomo nei compiti.

Ovviamente la scelta di prendere un aiuto è della madre.

Motivazione : molte altre madri ce l’hanno.

Problemi principali (solo per dare un assaggio) : la madre usa il NOI per parlare dei compiti del figlio e delle interrogazioni (limitando lo spazio di azione del figlio), spesso gli fa i compiti lei “perché ne ha troppi” (ovviamente lo scopro da sola, crede di essere furba e che non si veda), lo fa ripetere ogni momento del giorno perché ha difficoltà a ripetere ( o viceversa? ), parla a me delle difficoltà del figlio davanti a lui, svaluta con il figlio i professori, competizione con le altre madri sui voti, mi riempie di parole corrette e agisce all’opposto.

La madre non vuole ascoltarmi purtroppo. Ed è qui che diventa frustrante per me che vedo i problemi ma non posso agire. Calcolando anche che so già che è un lavoro temporaneo… E meno male che è temporaneo!!!

Che cosa fareste? Come fare? Come non considerarla una rinuncia? A questo punto l’unica cosa che mi viene in mente è mantenere io un comportamento corretto sperando che il figlio ne assorba qualcosa, nonostante i suoi modelli genitoriali facciano l’opposto……

Potrei però fare tesoro dell’esperienza e prenderla come un’osservazione di comportamenti ed eventuali conseguenze. Nonché delle sensazioni che ricevo io, molto esplicative.

E sperare che dai semi gettati nascano fiori e frutti.

Magra consolazione, però.
Foto by myself.

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7 pensieri su ““Continua a piantare i tuoi semi, perché non saprai mai quali cresceranno, forse lo faranno tutti.” (A. Einstein)

  1. Fiori già sbocciati
    Bellissimo ed interessantissimo l’odierno post della nostra psicologasempremenopersbaglio. In un solo e breve temino raccoglie spunti sufficienti per un’intera enciclopedia del saper vivere. Per il bambino, per la madre del bambino, per lei, per gli psicologi in erba e per quelli già affermati. Non mi soffermerò a dissertare su ciò che riguarda altri ma su ciò che riguarda me. Me padre di un bimbo figlio unico quasi coetaneo del bambino studente. Anche lui seguito da una professoressa che lo aiuta nei compiti perché padre e madre non possono (riescono) a supportarlo/seguirlo. Quanto il bambino assorbe da quell’insegnante in barba ai comportamenti genitoriali? è forse di quell’insegnante il merito del suo recente miglioramento nel rendimento scolastico o è da attribuire alla sua accresciuta maturità? ho sempre propeso per l’ultima affermazione ma ora forse mi rendo conto che il bimbo ha assorbito non solo nozioni ma anche valori dalla sua professoressa, valori che forse, come per i semi di cui al post, gli consentiranno di produrre frutti che i modelli genitoriali non avrebbero prodotto. Grazie Prof e grazie Psyc.

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    1. Grazie Roby per il nuovo appellativo, troppo, aspettiamo ancora un po’!
      E grazie per darmi sempre l’opportunità di spiegarmi meglio. Infatti trattandosi di un argomento molto delicato come è l’educazione ho preferito citare proprio uno specifico caso e non parlare generalizzando come mio solito.
      Non è mia intenzione dare un giudizio ai genitori che prendono qualcuno per loro motivi per aiutare il figlio a fare i compiti, né dare un giudizio sui modelli genitoriali. Educare i figli ed educarli a fallire penso sia una delle arti più difficili al mondo.
      L’unico aspetto che mi stava più a cuore è quando queste figure come insegnanti o aiuti vengono apertamente elogiate o screditate davanti al figlio o quando i genitori proprio si contrappongono all’educazione da loro data non tanto nelle parole quanto nei fatti.
      Detto ciò apprezzo molto la condivisione e la tua apertura verso nuovi punti di vista 🙂

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    1. Scusa e’ partito il commento senza le correzioni, dicevo che rende molto l’idea di come ci si possa sentire impotenti nello svolgere il delicato ruolo educativo quando chi chiede aiuto e’ disposto solo fino ad un certo punto ad accettarlo! Mi auguro che tu possa presto iniziare a svolgere la professione per cui studiato!

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      1. Grazie e benvenuta Voceaisentimenti.
        Detto da una psicologa e psicoterapeuta ha ancora più valore per me 🙂
        In effetti è proprio così, essendo la madre sempre presente mi da l’idea che non riesce ad accettare questa delega educativa ed è per questo che mi contrasta un po’ e fa comunque i compiti al posto del figlio quando sono lì. Frustrante per me che non ho spazio di intervento.
        Ai prossimi commenti 🙂

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