“I buchi neri non sono dopo tutto così neri: essi risplendono come un corpo caldissimo.” ( S. Hawking)

Cari miei followers, sto venendo a patti con la mia rigidità per aver saltato un martedì. Spero mi capirete, probabilmente è un salto che mi farà bene. Ho deciso di scrivere oggi che è un anomalo venerdì, come se fosse un martedì se si conta l’epifania come domenica in quanto giorno di festa.

Anyway, ho finito le scuse e posso riportarvi una delle mie teorie ed entrare nel succo del articolo.

Andrò in contro tendenza, una delle cose che mi riesce meglio ( vediamo se me lo confermate anche voi facendolo diventare l’articolo con più like), e non vi parlerò di propositi per il nuovo anno ( anche perché dal mio primo articolo avrete capito che per me il vero capodanno e il 31 agosto) né di feste né di lunghe vacanze né di quanto ho mangiato e della dieta.

Vi parlerò di buchi neri.

Buchi neri.

Buchi neri dell’anima.

Vi è mai capitato di incontrarne uno nella vostra? Di entrarci in contatto?

A me si.

Sto parlando di quella parte di me priva di luce, buia, oscura, nera.

Quella parte che mi inquieta quanto mi attira. E quando ci entrò in contatto sento come se mi risucchiasse.

Perché paragono la nostra parte meno conosciuta a un buco nero? Scientificamente, detto da una neofita di astronomia come me e in soldoni, i buchi neri sono tipo dei corpi celesti che non possono essere visti direttamente, ma possono essere riconosciuti attraverso lo studio dello spazio a loro circostante. I buchi neri hanno un campo gravitazionale talmente forte che attirano a se tutti i corpi celesti e la materia vicini e non sono in grado di riflettere luce. Se qualcuno sente di correggermi si senta libero, io ne ho letto solo una volta e questo è quello che ho capito.

Il paragone con la nostra parte oscura mi è venuto pressoché immediato in un mio momento di buio. Perché sentivo che la mia parte sconosciuta avesse come una forza magnetica su di me, anche se io non volevo entrarci in contatto non potevo farne a meno, mi assorbiva.

Inoltre, noi non possiamo entrare in contatto direttamente, razionalmente né con la nostra parte oscura né con quella degli altri. Noi la percepiamo perché attrae la nostra luce, o la luce dagli occhi dell’altro in un certo senso.

Il nostro buco nero è la parte di emozioni recondite, di molto di più dei nostri difetti. È la parte di noi che ignoriamo o vogliamo ignorare. È quella parte dove si nascondono le reazioni che non vorremmo avere, quelle che ci sorprendono, quelle che vorremmo capire per poter cambiare ma di cui non riusciamo a trovare un rapporto causa effetto.

Penso che nella vita di ognuno ci sarà sempre una parte buco nero, che si condivida o meno con qualcun altro. E in questo momento che sono riuscita a ritrovare momentaneamente la luce consueta mi auguro di trovare un’altra persona al di fuori della mia famiglia che possa sopportare di entrare in contatto con il mio buio e apprezzarmi comunque.

È pazzesco come d’improvviso il contatto con i buchi neri arriva e ci travolge scatenato da un niente e, altrettanto d’improvviso si attenui e si possano riprendere a vedere le cose luminose, si può respirare aria fresca che sembra come nuova con la consapevolezza che quella parte nera c’è ancora da qualche parte.

Chissà come abbiamo fatto a non venirne risucchiati. Chissà se la prossima volta ci ricorderemo come ne siamo usciti.

Chissà come si fa ad accettare che noi siamo anche quello.

Chi lo sa che un giorno magari ci piacerà anche?

Dopotutto, se guardiamo l’immagine di un buco nero è decisamente affascinante.

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